
La Commissione Europea il 26 febbraio 2025 ha approvato il primo “Pacchetto Omnibus”, una serie di proposte normative riguardanti diversi ambiti, tra cui la rendicontazione di sostenibilità, attraverso cui la Commissione mira a bilanciare l’ambizione delle sue politiche di sostenibilità con la necessità di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese per stimolare la competitività e facilitare gli investimenti.
In estrema sintesi il primo “Pacchetto Omnibus”, per quanto più strettamente connesso alla rendicontazione di sostenibilità, prevede:
CSRD: nuovi criteri dimensionali e riduzione dell’ambito di applicazione
In particolare, si prevede di limitare l'ambito di applicazione della CSRD alle imprese con più di 1000 dipendenti e con un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un attivo superiore a 25 milioni di euro escludendo dall’obbligo le PMI quotate, mentre per le imprese madri extra-UE la soglia dei ricavi netti a livello consolidato viene innalzata da 150 milioni a 450 milioni di euro e per le loro succursali da 40 milioni a 50 milioni di euro.
La proposta di riduzione dell’ambito di applicazione della CSRD si traduce nell’esonero di circa l'80% delle imprese, concentrando gli obblighi di informativa di sostenibilità sulle imprese di più grandi dimensioni che hanno forti probabilità di avere ricadute maggiori sulle persone e sull'ambiente.
Per le aziende che, secondo le proposte di modifica, non saranno più incluse nell'ambito della CSRD, è previsto l’utilizzo di uno standard di rendicontazione volontaria, basato sul nuovo standard “Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs” (VSME), pubblicato dall’EFRAG nel dicembre 2024 su incarico della Commissione Europea.
Stop-the-clock Directive: posticipati gli obblighi per Wave 2 e 3
Parallelamente alla riduzione dell’ambito di applicazione della CSRD, la Commissione intende rivedere gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) in ottica di semplificazione, riducendo gli oneri informativi che ne derivano.
In tale contesto, il 17 aprile 2025, con l’entrata in vigore della c.d. “Stop-the-clock Directive” (Direttiva UE 2025/794 che deve essere recepita nel diritto nazionale degli Stati membri entro il 31 dicembre 2025), sono stati posticipati di due anni gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità per le imprese che rientrano nelle cosiddette "Wave 2" (società che superano 2 dei 3 criteri: totale attivo di 25 mln €; ricavi netti di 50 mln €; dipendenti oltre 250) e "Wave 3" (PMI quotate; enti creditizi piccoli e non complessi; imprese di assicurazione Captive) della CSRD.
Quick-fix per la Wave 1: più tempo e semplificazioni anche per chi ha già iniziato a rendicontare
Sempre nel solco del Pacchetto Omnibus si inserisce l'Atto Delegato cosiddetto "quick-fix", adottato dalla Commissione Europea l’11 luglio 2025 per posticipare e alleggerire alcuni degli obblighi di rendicontazione previsti dagli ESRS per le aziende che fanno parte della cosiddetta “Wave 1”, ovvero le imprese già soggette alla Non Financial Reporting Directive – NFRD che hanno già iniziato a rendicontare con il nuovo regime CSRD/ESRS senza alcun rinvio.
Per le aziende “Wave 1”, l’Atto Delegato “quick-fix” in sintesi:
Una logica di semplificazione per evitare costi non necessari
Le ragioni dei rinvii e delle semplificazioni operati con la Direttiva “Stop-the-clock” e con l’Atto Delegato "quick-fix" sono da ricercarsi nell’esigenza di evitare che alcune imprese, obbligate dall’attuale CSRD a rendicontare determinate informazioni relative agli esercizi 2025 e 2026, vengano successivamente esentate in caso di approvazione delle ulteriori misure di semplificazione proposte dal pacchetto Omnibus, con il rischio di incorrere in costi che avrebbero potuto essere ragionevolmente evitati.
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