Sidebar

Modello 231 obbligatorio per il Terzo Settore?

 

Lo scorso 18 giugno è stata pubblicata in G.U. la Legge n. 106/2016 - “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del servizio civile universale”.

Come già evidenziato nell’articolo del 10 febbraio scorso (Modello 231 obbligatorio per gli enti no profit) il terzo settore in Italia è ormai una realtà importante che conta al 2011 300 mila organizzazioni non profit, 681 mila addetti e 271 mila lavoratori esterni, producendo 64 miliardi di fatturato pari 4,3% del PIL (dati ISTAT).

Nonostante ciò, è assente una specifica normativa di settore organica e pertanto l’obiettivo della legge delega è quello di definire i principi fondamentali per la creazione di un Testo Unico del Terzo settore. 

Tale legge, che entrerà in vigore il 3 luglio 2016, fornisce in primo luogo una definizione di Terzo settore da intendersi come “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che , in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e sevizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche Alle fondazioni bancarie, in quanto enti che concorrono al perseguimento delle finalità della presente legge, non si applicano le disposizioni contenute in essa e nei relativi decreti attuativi.”.

Il Governo avrà tempo 12 mesi per emanare i decreti legislativi di attuazione della legge. 

In particolare l’art 4 lett. d) della Legge prevede che i decreti legislativi dovranno “definire forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo degli enti ispirate ai principi di democrazia, eguaglianza, pari opportunità, partecipazione degli associati e dei lavoratori nonché ai principi di efficacia, di efficienza, di trasparenza, di correttezza e di economicità della gestione degli enti, prevedendo strumenti idonei a garantire il rispetto dei diritti degli associati e dei lavoratori, con facoltà di adottare una disciplina differenziata che tenga conto delle peculiarità della compagine e della struttura associativa nonché della disciplina relativa agli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti o intese con lo Stato”

Inoltre alla lettera g) dello stesso articolo si prevede che i decreti legislativi attuativi dovranno “disciplinare gli obblighi di controllo interno, di rendicontazione, di trasparenza e d'informazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi, differenziati anche in ragione della dimensione economica dell'attività svolta e dell'impiego di risorse pubbliche, tenendo conto di quanto previsto dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, nonché prevedere il relativo regime sanzionatorio”.

Si attendono quindi i decreti attuativi della Legge n. 106/2016 per verificare se l’adozione del Modello 231 sarà resa obbligatoria per il Terzo Settore.

 

Per il testo integrale della Legge n. 106/2016 clicca qui.