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Pubblicati dal CNDCEC i Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza e prospettive di revisione del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 

Il CNDCEC ha pubblicato il 19 febbraio u.s., dopo la consultazione pubblica chiusa il 24 gennaio, la versione definitiva dei nuovi "Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza e prospettive di revisione del D.Lgs. 231/2001” (Documento). 

Il Documento, redatto in collaborazione con ABI, Confindustria e CNF, fornisce spunti “per la definizione di principi da seguire per la predisposizione dei Modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001 da parte delle imprese, per l’individuazione di norme di comportamento dei componenti degli OdV e per l’elaborazione di alcune proposte di modifiche normative in relazione alle maggiori criticità emerse”.  Il Documento offre “una panoramica sui principi, le metodologie e le tecniche di redazione dei modelli organizzativi, allo scopo di creare dei presidi preventivi che mirino a una compliance effettiva rispetto ai principi di risk management e non a una mera aderenza formale al dettato del Decreto” ed “indicazioni in relazione alla composizione e all’attività dell’OdV”. Il Documento evidenzia, inoltre, le criticità emerse nell’interpretazione e nell’applicazione della normativa, soprattutto in relazione alle numerose pronunce giurisprudenziali che “soltanto in pochissimi casi hanno effettivamente riconosciuto una valenza esimente ai modelli organizzativi adottati“,  non consentendo “la diffusione di un approccio pro-attivo nei confronti della normativa” e facendo vivere, in molte circostanze, alle imprese “la conformità al Decreto come un aggravio di oneri non associati ad alcun concreto beneficio”. Nel Documento viene, inoltre, sottolineato che “tale aspetto deve essere considerato alla luce di un altro rilevante profilo di criticità ad esso strettamente connesso, vale a dire la sostanziale inversione dell’onere della prova prevista in alcune circostanze dal D.Lgs. 231/2001, che rischia di costituire un vulnus per l’intero impianto normativo”. 

Il Documento termina sottolineando l’opinione che “la validità, nonché l’efficacia dello strumento, richiedano un adeguamento dell’impianto normativo il quale, sulla base anche delle esperienze condotte negli anni e delle interpretazioni fornite dalla giurisprudenza, dovrebbe meglio definire il perimetro delle fattispecie sanzionabili, nonché, le caratteristiche tecniche e operative dei Modelli 231 ai fini della piena valenza esimente ai sensi del Decreto”.

Per leggere il testo del Documento cliccare qui.