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Pubblicato da Assonime il rapporto "Prevenzione e governo del rischio di reato: la disciplina 231/2001 e le politiche di contrasto dell'illegalità nell'attività d'impresa”

Il 14 marzo 2019 Assonime ha pubblicato il Rapporto "Prevenzione e governo del rischio di reato: la disciplina 231/2001 e le politiche di contrasto dell'illegalità nell'attività d'impresa". Nel presentare il documento Assonime sottolinea che “Un efficace sistema di prevenzione e gestione del rischio di reato costituisce un elemento essenziale per il perseguimento di obiettivi strategici delle imprese. Su questo aspetto la disciplina 231/2001 ha dispiegato pienamente i suoi effetti stimolando l'adozione di modelli organizzativi sempre più integrati con il più ampio assetto organizzativo e di gestione dei rischi dell'impresa. Sui piani della premialità e delle sanzioni la disciplina ha invece mostrato alcuni limiti, che occorre superare per restituire centralità alla funzione di prevenzione ad essa sottesa”. 

Il Rapporto è diviso in due parti: 

  • nella prima parte viene esaminata la funzione di prevenzione della disciplina 231/2001 e vengono richiamate le principali criticità emerse nell’applicazione;
  • nella seconda sono proposti alcuni interventi necessari per migliorare l’efficienza della disciplina, sia legislativa che applicativa, e volti a rafforzare l’impegno delle imprese nella prevenzione.

Assonime, tra le cause principali per cui il meccanismo premiale connesso al modello organizzativo non ha funzionato, evidenzia:

  • l’approccio sempre più generico e formalistico dei modelli, anche a causa della progressiva estensione del catalogo dei reati, tale da rendere difficile la definizione concreta delle finalità e degli elementi essenziali di un’attività preventiva, idonea a superare il vaglio dell’autorità giudiziaria;
  • la difficoltà di esercitare, da parte dell'impresa, il diritto di difesa, per la scelta di porre a carico dell’impresa l’onere di dimostrare la sua adeguata organizzazione, nonché il requisito dell’elusione fraudolenta del modello da parte della persona fisica che commette il reato;
  • la mancata considerazione della dimensione dell'impresa nell’applicazione della disciplina;
  • la valutazione generale del modello da parte del giudice, che ha condotto ad affermare la responsabilità dell'impresa per il solo fatto che il reato sia stato commesso;
  • la mancata valorizzazione dei presidi di gestione e controllo del rischio esistenti nelle imprese di grandi dimensioni (Enterprise Risk Management, procedure e controlli societari, sistemi di compliance integrata). 

Sul piano sanzionatorio pesano le incertezze applicative nell’uso delle sanzioni interdittive e delle misure cautelari, che dovrebbero essere ricondotte nell’alveo del principio di proporzionalità.

Nel documento sono individuati, inoltre, cinque profili in cui è auspicabile il miglioramento della disciplina:

  1. Prevedere la colpa di organizzazione come elemento costitutivo dell’illecito dell’ente.
  2. Passare da un modello generalista a regole cautelari puntuali per specifiche aree di rischio, sulla base delle prassi migliori in uso nelle imprese. Secondo Assonime, per restituire efficacia al meccanismo premiale occorre un ripensamento significativo dei modelli organizzativi attuali in chiave, da un lato, di semplificazione e, dall’altro, di puntualizzazione. Nel documento viene evidenziata l’importanza di: i) integrare il contenuto minimo del modello organizzativo previsto dalla legge con la indicazione ex ante dei comportamenti cui la società dovrà attenersi in caso di commissione del reato, al fine di tenere separati i piani della responsabilità dell’ente e dell’autore del reato, nonché con un principio che sottolinei la rilevanza della dimensione dell’impresa; ii) semplificare radicalmente le linee guida e i modelli organizzativi; iii) affidare a un organismo privato autorevole, la raccolta delle migliori prassi, nazionali e internazionali, e la definizione dei protocolli-tipo che coadiuvino le imprese nella costruzione dei modelli e supportino il giudice nella valutazione.
  3. Equiparare nella legge i presidi organizzativi, i sistemi di controllo interno e gestione dei rischi d’impresa al modello organizzativo 231, ai fini del riconoscimento dell’esonero da responsabilità dell’ente
  4. Coordinare la disciplina 231 e i sistema dei controlli, rafforzando l’indipendenza e la professionalità dell’organismo di vigilanza. Assonime ritiene che vada raccordata la disciplina della responsabilità amministrativa dell’ente con le regole in tema di controlli societari, come si sono evolute e rafforzate negli ultimi due decenni. In particolare, quando l’organismo di vigilanza non coincide con l’organo di controllo della società, occorre prevedere nella legge requisiti di indipendenza e professionalità dei componenti dell’organismo di vigilanza, adeguati allo svolgimento dell’incarico.
  5. Ristabilire il principio di proporzionalità delle sanzioni e valorizzare le buone condotte nel corso del processo.

Per leggere il testo del Rapporto cliccare qui.